ITIS Eustachio Divini, sede provvisoria Piazzale A. Luzio, 62027 San Severino Marche (MC) - Italia CF 83003910433 - mctf010005@pec.istruzione.it - Contatti

Chimica è… fare, lasciando fare (le molecole)

Questo video mostra una peculiarità di chi studia (e fa) Chimica, materiali e biotecnologie: realizzare cose reali.

 

Dunque, chi studia chimica chimica ha “le mani in pasta” e “fabbrica cose”. Vero; ma non basta: non agisce aggiungendo ingredienti in modo “creativo” come un bravo shef o uno “youtuber”.

Fa qualcosa in più che solo chi studia chimica può imparare: dove lo shef vede e conosce gli ingredienti, il chimico vede e conosce qualcosa del comportamento invisibile delle molecole degli ingredienti e non solo i loro nomi e qualche formula (giusto per darsi più importanza!)

Studiare chimica significa imparare a “vedere” e cercare di governare l’invisibile livello molecolare della realtà.

È un esercizio difficile perché la reatà a livello molecolare si comporta in modo complesso per sua “natura”. E la “sintassi” del linguaggio della natura non segue poche e semplici regole rigide, come un codice di programmazione comodo da usare.

Quindi il chimico deve immaginare-vedere per esperienza e per prova ed errore cosa faranno delle invisibili molecole in situazioni nuove. Non potrà né calcolarlo né determinarlo con un algoritmo o un programma.

È vero che esiste l’Internet delle cose, in cui sono dei “bit di informazione pura” che fanno accadere cose concrete e stampare oggetti 3D. Ma dell’azione visibile e dell’oggetto 3D solo la forma esteriore è determinata dai bit. La materia prima è messa a punto dalla chimica, con criteri e metodi non virtuali.

Se si vogliono realizzare sostanze utili (per esempio una migliore materia plastica ecocompatibile per stampanti 3D) bisogna manipolare atomi e molecole reali le quali, ancora una volta, seguono la loro logica e non la nostra. Non sono i “bit” a far accadere le cose in chimica. Ecco perché anche gli smartphone di ultima generazione devono aspettare la soluzione di un problema chimico per poter essere prodotti in serie e immessi nel mercato, come spiegato in questo video del TED.

Gli studenti dell’indirizzo chimico, naturalmente, non scoprono una sostanza dietro l’altra ma imparano – a piccoli passi – la sintassi del “linguaggio di programmazione” della materia. Grazie a ciò sono in grado di spiegare perché:

in termini molecolari, lo slime assume le proprietà che ha quando gli “ingredienti” si combinano;

cosa succede a livello molecolare a un pezzo di metallo con memoria di forma come il NiTinol quando, se leggermente riscaldato, recupera la forma originale;

come si stabilizzano le macromolecole naturali della gelatina, della caseina della cellulosa, dell’alginato, ecc. nell’incorporare materiali inerti e produrre così materie plastiche e oggetti di consumo biocompatibili, stabili e completamente biodegradabili.

Blocca-tende, fermacarte, e gancio da cucina, cucchiaini, campanelle gommose e film (color ocra) ricavato dalla buccia di banana. Sono tutte bioplastiche ecocompatibili realizzate dagli studenti della specializzazione di Chimica del Divini.

Gli studenti diplomati in chimica al Divini devono a tutto ciò la loro versatilità nel mondo del lavoro e la capacità di affrontare con successo corsi di laurea scientifici.